La potatura sul bruno

La potatura sul bruno

Potatura sul bruno

E così, con l’arrivo di gennaio e l’inizio del nuovo anno solare, ripartono le pratiche di coltivazione nei vigneti e le viti. Il primo lavoro è la potatura invernale, detta anche potatura secca o sul bruno, perché fatta quando la pianta è priva della sua parte verde. Un intervento che fornisce alla vite un primo indirizzo, quel taglio dal quale nascerà la nuova annata enologica. La ripresa vegetativa è ancora lontana ma è importante preparare la pianta in modo ottimale.

Qual è la funzione della potatura invernale?

Innanzitutto, l’obiettivo è di rinnovare la parte produttiva della pianta. La vite, come tutte le piante da frutto, fruttifica prevalentemente su legno di un anno, cioè su quel legno ricavato da un tralcio dell’anno precedente che, superato un ciclo vegetativo, matura e lignifica, diventando la base generatrice di nuovi germogli.

Nel sistema di potatura tradizionale usato in Piemonte, detto Guyot, viene lasciato solo uno dei tralci vecchi, cioè dei cosiddetti ex germogli lignificati, che sarà utilizzato come nuovo capo a frutto. Generalmente, è sempre uno di quelli più vicini al ceppo.

Questa tecnica consiste nell’eliminazione della maggior parte dei rami della vite ad eccezione di quello più spesso e resistente, vale a dire la branca della vite deputata alla produzione.  Il capo a frutto farà da sostegno a un massimo di nove gemme, che produrranno i nuovi tralci e, quindi, i nuovi grappoli d’uva. Per questo motivo, in ottica preventiva, è buona abitudine individuare uno sperone, cioè una porzione di tralcio di due gemme che, in caso di necessità, funga da alternativa per la crescita strutturale della pianta.

In che periodo è più utile potare la vite?
La potatura invernale ha un ampio periodo di realizzazione, un intervallo di tempo che va dagli inizi di dicembre alla metà di marzo, cioè il periodo coincidente con la quiescenza della pianta, quando è detta appunto ferma o dormiente. La scelta di anticipare o posticipare questo intervento può dipendere anche dalle condizioni climatiche, favorevoli o avverse, avute nei mesi autunnali.

Sarebbe consigliabile, al di là di questo aspetto, scegliere sempre di tardare un po’ l’inizio, perché sarebbe preferibile rispettare pienamente i tempi e i cicli naturali della vite. È diffusa l’dea, infatti, che il maggior rispetto della pianta possa alla lunga ripagare di molto, aiutandola a generare una migliore qualità, soprattutto su una coltura come la vite, la cui vita media si stima intorno ai 30-40 anni.

Qual è il lavoro successivo?
Dopo la potatura invernale, nel pieno riposo vegetativo delle principali specie, è prassi consolidata intervenire con trattamenti insetticidi, fungicidi e anticrittogamici in particolare, per prevenire attacchi da parte di escoriosi ed eriofidi. L’escoriosi della vite o necrosi corticale è una malattia crittogamica, causata da Phomopsis viticola, tale malattia colpisce tutti gli organi vegetali della pianta, manifestandosi essenzialmente sui tralci. Gli interventi chimici danno buoni risultati se effettuati all’inizio della fase vegetativa, prima delle piogge infettanti. Per quanto riguarda l’acaro eriofide ampelofago, i trattamenti anticrittogamici effettuati con Zolfo sono normalmente sufficienti per il contenimento del fitofago.